Abbazie, Chiese, Monasteri, Santuari: le residenze ecclesiastiche e monastiche - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini
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Abruzzo abbazie e monasteri

ABBAZIA DI SAN GIOVANNI IN VENERE

Molto si è scritto negli anni su questa splendida Abbazia, e diversi storici si sono appassionati a ricostruirne l’architettura, l’economia e la sua giurisdizione civile e religiosa.

Il Monastero prima di divenire essenzialmente luogo di culto, fu per diversi secoli sotto i Longobardi, gli Angioini, gli Aragonesi, gli spagnoli e i Borboni il più grande Feudo dell’Italia Meridionale, con vastissimi latifondi, porti, mulini, scafe, paesi, città, chiese, conventi, fiumi, saline, fabbriche di figuline, risaie, boschi, piantagioni di ulivi e di gelsi.

L’Abbazia aveva poi, il privilegio di essere considerata "nullius dioecesis", non dipendeva cioè, dai Vescovi della regione, ma erano i suoi Abati ad avere la giurisdizione vescovile.

L’Abbazia era considerata da tutti un punto di passaggio nonché una pietra miliare per l’arte, la politica, ma soprattutto la cultura, basti pensare che nei secoli XI, XII e XIII, il numero dei padri benedettini presenti nel Monastero superava le 120 unità, e numerose erano le presenze degli studenti interni ed esterni. Nelle scuole dell’Abbazia venivano infatti impartite lezioni di latino, retorica, teologia, filosofia, medicina, giurisprudenza, e farmacia.

L’attuale impianto architettonico dell’Abbazia venne realizzato, dal grande Abate Odorisio II, tra il 1165 e il 1204, ma è solo una piccola parte della struttura originaria, che era molto più imponente ed era costituita dalla basilica, dal monastero, dalla sala capitolare, dalle celle, dalle aule per lo studio, dal refettorio, dai laboratori, dalla biblioteca, dall’archivio, dai locali occupati dagli amanuensi, dai due chiostri, dalla cucina, dal forno, da un ambulatorio, dall’ufficio dell’Abate, e dai magazzini.

L’Abbazia come abbiamo già accennato era frequentata da grandi maestri e sacerdoti esemplari; vi operarono scultori, maestri muratori, architetti, medici, avvocati, e vi sostarono soprattutto letterati. Gabriele D’Annunzio ne è l’esempio forse più grande, ma si potrebbero nominare anche Francesco Paolo Michetti, Francesco Paolo Tosti, lo scrittore Guido Piovene durante il suo "Viaggio in Italia" e il giornalista abruzzese Ettore Janni, Direttore, nel 1943, del Corriere della Sera.

Oggi, l’Abbazia non ha più le grandi ricchezze di un tempo e né vi risiedono i grandi Abati, i letterati, i teologi, i filosofi, i latinisti e gli amanuensi. Il suo archivio ricco comunque di pergamene, e la sua biblioteca dotata di migliaia di testi scritti da autori greci e latini, oltre che di libri sacri, hanno perso molto del loro patrimonio iniziale, e gran parte di quello che ne resta è stato trasferito a Roma, presso la Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri.

Attualmente, del grande complesso abbaziale si possono ammirare la grande Basilica, la cripta con i dipinti di Nicola Pallustri, il chiostro, il giardino, il portale della Luna con gli altorilievi del 1230, la nicchia con i resti dell’abate Odorisio II, il suo corpo situato sotto il sagrato del portale della Luna, le sculture delle due porte laterali, le splendide absidi, le colonne e gli archi a tutto sesto e a sesto acuto della Basilica.

E’ in discreto stato di conservazione anche la "fontana di fabbrica romana" che si trova nelle adiacenze della monumentale struttura, risalente ad un periodo collocabile tra l’80 e il 90 a.C.

 

CHIETI

Collocata sulla riva destra del fiume Pescara, Chieti conserva rispettose memorie, tracce romane e medioevali.

Intorno a questa incantevole città, numerosi sono i panorami che sfumano e spaziano l’orizzonte dal Gran Sasso e della Maiella o dell'Adriatico assolato.

Chieti sorse e toccò il massimo splendore, nel periodo medievale anche se mantenuta nell’ombra del ducato Longobardo di Benevento e di Spoleto. Dopo la conquista del XI sec dei normanni, con la controriforma l'antico nome della città di Chieti venne legato all'ordine dei Teatini, nominato nel 1524 da Papa Paolo IV già Vescovo della stessa Chieti.

Oggi Chieti è uno dei preziosi luoghi dell’Abruzzo, apprezzato e rinomato soprattutto per le specialità culinarie.

Tra i suoi piatti tipici troviamo le "Turcenelle in salsa di pomodoro", ed Il coniglio alla chetina farcito con fette di prosciutto, rosmarino e cotto in forno con strutto.

tra i formaggi famose sono le burrelle, mentre tra i dolci spiccano il torrone ai fichi secchi, le pizzelle e il sanguinaccio alla chetina.

 

 

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