Abbazie, Chiese, Monasteri, Santuari: le residenze ecclesiastiche e monastiche - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini
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Campania abbazie e monasteri

Abbazia di Montevergine

A circa 1270 metri sul livello del mare, tra il paesaggio montuoso del Partenio, dominando la città di Avellino, sorge l’Abbazia di Montevergine, meta di numerosi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d'Italia.

L’Abbazia fu fondata nel 1119 dall'eremita San Guglielmo da Vercelli che si ritirò sul monte, detto vergine perché incontaminato, con lo scopo di vivere solo con Dio. Ma la sua storia divenne ben presto nota e folte schiere di pellegrini cominciarono a recarsi dall’uomo per chiedere una benedizione,ma anche per divenire suoi discepoli.

Divenne dunque necessario costruire un ricovero per i pellegrini, e una chiesa e un monastero per la nuova famiglia religiosa. L’abbazia di Montevergine è raggiungibile sia tramite strada statale che tramite funicolare coprendo il percorso da Mercogliano.

Giunti nel piazzale, all’estremità ovest si entra nella nuova Basilica iniziata nel 1952 ed aperta al culto solo nel 1961. Lo stile architettonico è di impronta romanica con la struttura a tre navate, il soffitto a cassettoni con doratura in oro zecchino e il pavimento in granito semilucido.

In fondo alla navata centrale vi è il presbiterio, su di esso in alto vi sono due matronei, e addossato alla parete di fondo, s'innalza il nuovo monumentale trono adornato da marmi pregiati, statue e bassorilievi di bronzo su uno sfondo di mosaico monocromo, dove è stata posta l'immagine della Madonna; una pittura restaurata che risale al XII sec.

A sinistra dell'altare troviamo la Cappella della Schiodazione dove fu sepolto, nel 1287, il maresciallo del regno di Sicilia Giovanni della Lagonessa, e sul lato destro, vi sono i resti del monumento funerario di sua figlia Caterina. La cappella del santissimo che chiude la navata di destra, presenta il baldacchino, il tabernacolo e il mausoleo risalenti all’epoca quattrocentesca, di proprietà di Caterina Filangieri, contessa di Avellino.

Accanto alla sala degli ex voto, possiamo notare il corpo del "Beato Giulio", monaco di Montevergine, morto nel 1601, chiuso in un'urna di bronzo, si conserva da più di tre secoli e mezzo.

Inoltre, da visitare c’è la sala degli ex voto, il museo contenente una tomba romana dell'età imperiale (III o IV sec. d.C.); la Madonna di S. Guglielmo, opera pittorica della seconda metà del sec. XII, il Crocifisso ligneo del XIII sec., opera di autore ignoto di scuola francese; la sedia abbaziale.

Infine il pellegrino non può non osservare con meraviglia, le otto sale dedicate alla mostra del "Presepe nel Mondo" che comprende una ricca serie di Presepi di varie regioni d'Italia e di altre nazioni del mondo.

 

Avellino

Nel cuore della Campania, a metà strada tra il mar Tirreno ed il mare Adriatico, un ‘antica tribù di origine nomade – sannitica, gli Hirpini diedero vita al primo nucleo abitativo della Città di Avellino.

Prima nei pressi dell’attuale paese di Manocalzati, nell'antica "Abellinum", poi in seguito alle incursioni da parte di tribù rivali, gli Hirpini si spostarono verso Atripalda per giungere nei pressi della zona dove oggi sorge il Duomo di Avellino.

La sua posizione strategica richiamò presto l’interesse dei romani che lasciarono nella città un’indelebile traccia, grazie ad una meravigliosa villa romana risalente al periodo delle lotte tra Gracco e Silla (129 a.C).

Avellino visse i primi martiri romani nel 400 d.C., con la persecuzione ed il supplizio di S.Ippolisto. Nel 500 d.C., con l’affermazione del cristianesimo, divenne sede Vescovile, e subì successivamente le invasioni barbariche dei Vandali e dei Goti.

Nel IX sec. (anno 1000) fu edificato il castello longobardo sito sulla collina "Terra" (C.so Umberto).

La città fu parte del Principato di Benevento fino alla sua caduta e poi dominio del Principato di Salerno.

Cominciò ad arricchirsi sotto la dominazione degli Angioini, intorno al 1580, e sorsero in questo periodo diverse opere artistiche pubbliche , tra cui la Fontana di Bellerofonte (detta dei Tre Cannuoli) e la Torre dell’orologio ad opera del Fanzago.

Con la venuta dei francesi, Avellino ritornò capoluogo del Principato Ultra e la Piazza della Libertà divenne il fulcro della vita amministrativa e commerciale.

Fu anche teatro dei moti rivoluzionari del 1820, segno di una fiorente capacità di autodeterminazione e della ricerca di libertà.

Tagliata fuori dalla costruzione della linea ferroviaria Napoli – Benevento – Foggia, dopo l’Unità d’Italia, la città di Avellino, rimase fuori dai due mari, e fuori dai flussi turistici; ecco perché alcuni centri come Solofra o Montoro che gravitano prevalentemente su Salerno, il Baianese o la Valle di Lauro che orbitano sul Nolano, e quindi su Napoli, o Altavilla, Cervinara e Dentecane che gravitano sul Benevento o la realtà di Ariano Irpino, più vicina a Foggia vivono ancora oggi ai margini.

La popolazione avellinese "conobbe la guerra" nel settembre del 1943 per un inutile bombardamento della Piazza del Mercato, perché gli americani intendevano ostacolare con questa occupazione la ritirata dei panzer tedeschi demolendo il Ponte della Ferriera.

 

 

 

 

 

 

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