Abbazie, Chiese, Monasteri, Santuari: le residenze ecclesiastiche e monastiche - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini
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Emilia Romagna abbazie e monasteri

Abbazia di Nonantola

La fondazione dell’Abbazia risale all’anno 752, quando un piccolo gruppo di uomini, guidati dal longobardo Anselmo, si insediò nella pianura nonantolana per fondare una comunità monastica. Anselmo era cognato di Astolfo, re dei Longobardi, proveniva dal Friuli, dove aveva ricoperto la carica prestigiosa di duca.

I confratelli edificarono rapidamente la chiesa e il monastero, dedicandoli a San Silvestro; altri modesti fabbricati furono adibiti a ripostigli per attrezzi e prodotti della terra.

I monaci seguivano la Regola di San Benedetto da Norcia, e per questo il loro impegno quotidiano si divideva tra la preghiera e il lavoro manuale, nel rispetto delle necessità dell’anima e del corpo.

Il territorio della Bassa a quel tempo si caratterizzava per la presenza dominante di paludi, di brughiere, di pascoli naturali, di ampie distese boschive; i campi adibiti a coltivazione e i villaggi erano rari, di solito ritagliati tra valli e boscaglie generate da una rete fluviale intricata e incontrollabile.

Sin dalla sua nascita l’abbazia ebbe la qualifica e il ruolo di abbazia regia e imperiale, cioè di istituzione per molti aspetti privilegiata, soggetta alla protezione ma anche al controllo dei sovrani. La ricchezza del suo patrimonio terriero fu notevolissima fin dalla fondazione e si accrebbe costantemente, grazie alle numerose donazioni che dall’origine in avanti, caratterizzano la vitalità e il prestigio della comunità.

Dopo il periodo di Anselmo, fu la volta dell’abate Pietro nato con tutta probabilità in Francia, nel cuore dell’Europa imperiale e carolingia.

A tratti, la storia della sua vita diviene tutt’uno con le tappe del rafforzamento imperiale franco-carolingio ci sono ragioni per credere che la sua nomina a Nonantola fosse avvenuta proprio per volere dell’imperatore.

Durante gli anni del suo apostolato, circa un ventennio tra l’804 e l’824-825 il prestigio del monastero si accrebbe notevolmente in tutto l’ambito europeo. Un primo dato significativo è rappresentato dalla quantità dei monaci presenti in quei decenni a Nonantola: circa 850 uomini, impegnati anche nelle chiese e nelle comunità monastiche che da essa dipendevano.

L’abate non trascurò la propria comunità adoperandosi, tra l’altro, per il suo arricchimento patrimoniale. I pochi documenti superstiti sono interessanti, come una memoria scritta posteriore di qualche tempo, dove si mettono in evidenza le lucide capacità gestionali di Pietro.

Egli ordinò che tutti i beni e i redditi dell’abbazia come le elemosine destinate ai poveri e tutte le spese necessarie per gli arredi delle chiese ed il sostentamento dei confratelli fossero registrati in forma scritta. L’abate aveva fatto redigere quello che, probabilmente, era il primo Libro di entrate ed uscite del monastero, a qualche decennio dalla sua fondazione, un registro doveva essere un registro voluminoso se pensiamo alla portata delle operazioni economiche già avviate e alla fitta rete di relazioni intessuta dai monaci stessi. Di questo registro oggi non resta traccia.

 

NONANTOLA

La fama di Nonantola, comune in provincia di Mantova, è legata più al monastero benedettino fondato dal longobardo Anselmo nel 752.

Anche se gli edifici romani sono ormai scomparsi, di questo passato rimangono ancora numerose tracce, come una viabilità ortogonale che si identifica con gli assi delle centurie, i fossati di scolo, i toponimi di origine romana, i frammenti di mosaici e i reperti archeologici di vario genere che si possono ammirare nel Museo Archeologico.

Oltre ai portici che fiancheggiano piazza Liberazione e via del Passeggio, oltre alle due grandi torri superstiti, quella dei Bolognesi e quella dei Modenesi, poste a difesa del borgo, da ammirare gli ambienti dell'ex Refettorio del Convento, l'antica Pieve dedicata a S. Michele e la chiesa di Santa Filomena

Con Napoleone arrivò l’esproprio dei beni e dei terreni di cui ancora godeva l’Abbazia, e nel 1898 il palazzo venne ceduto al Comune di Nonantola e da allora è la sede dell’Amministrazione.

Una caratteristica importante della zona è la rete agricola; si tratta di una rete ordinata di fossi e carreggiate di campagna che seguono il corso dell’antica centuriazione romana, dal Canale Torbido, antichissimo corso d’acqua strettamente legato alla vita di Nonantola.

 Istituita nel 1995 dal Comune, l’area di riequilibrio ecologico del Torrazzuolo è posta alla confluenza del canal Torbido e del Fosso Bosco, all’interno del territorio della Partecipanza Agraria, ente che raccoglie l’eredità della Charta del 1058 (contenuta nell’Archivio Abbaziale) in cui l’abate Gottescalco stabiliva, per tutto il popolo nonantolano, il diritto di usufrutto perpetuo di una parte dei terreni di proprietà del monastero. Una singolare forma di gestione del territorio che continua ancor oggi secondo antichissime consuetudini.

 

 

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