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Liguria
abbazie e monasteri
Abbazia di San Fruttuoso
Nella frastagliata costa del Promontorio di Portofino, sorge la celebre
abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, che dopo la prima frequentazione
monastica, si trasformò in un’ umile abitazione per pescatori, spesso covo di
pirati, poi proprietà per secoli dei Principi Doria. A tutt’oggi sono visitabili
il complesso monastico del X-XI secolo con il chiostro, la sala capitolare, la
chiesa, le tombe dei Doria ed il corpo a mare gotico del XIII secolo.
Gran parte dell’attuale abbazia risale al X-XI secolo, mentre il corpo verso
mare, con il bel loggiato a due ordini di trifore, fu realizzato nel XIII secolo
grazie alle donazioni della famiglia Doria. La torre nolare è uno dei più antichi
elementi architettonici dell’abbazia e della Liguria. Alla calotta sferica,
leggermente ovale, nel X secolo secondo i canoni bizantini, è stata poi
sovrapposta in una torre ottagonale con lesene a vista, secondo la tradizione
ottoniana. Il chiostro superiore, costruito nel XII secolo, è stato quasi del
tutto ricostruito nel Cinquecento per volontà dell'ammiraglio Andrea Doria, che
ha dotato il livello superiore di coperture a crociera, con impiego di capitelli
e colonne di varia provenienza.
Nei due piani del corpo abbaziale del XIII secolo, il recente restauro ha
rivelato le strutture romaniche più antiche. Qui è stato allestito il Museo, che
raccoglie documenti della storia dell’abbazia, del suo tempo e della vita dei
monaci. In particolare, i tavoli-vetrina dei due piani accolgono ceramiche da
tavola e da cucina usate dai monaci dal XIII al XIV secolo. Le ceramiche hanno
varia provenienza (Liguria, Italia meridionale e mondo islamico) e sono state
rinvenute in un deposito scoperto nell’abbazia durante i lavori. Dal livello
inferiore del chiostro si accede al sepolcro dei Doria. Le tombe in marmo bianco
e pietra grigia alternati nella tipica bicromia, sono disposte a schiera sui tre
lati del vano e sono costituite da arche in muratura singole o a coppie, in gran
parte con epigrafi, e sormontate da arcosoli a sesto acuto sorretti da colonnine
marmoree, con tettuccio a capanna.
Portofino
Portofino, luogo privilegiato da sempre come meta turistica di personaggi
noti, ha origine romana, e Plinio il vecchio lo cita come "Portus Delphini"
facendolo derivare dal gran numero di delfini che popolavano le acque
circostanti il golfo.
Forma, volume, luce e colore sono stati prodigati con tanta saggezza da
rendere lo spettacolo unico ed indimenticabile.
L'importanza di Portofino cresce nel medioevo per il suo porto naturale quale
sicuro approdo e rifugio per i velieri dell'epoca.
L'economia di questo piccolo borgo era allora costituita dalla pesca per gli
abitanti della costa e dall'agricoltura per gli abitanti del monte.
Le vecchie casette dei pescatori, affiancate l'una all'altra, divise solo dai
colori tenui, delicati e decisi, sono una delle attrattive più belle del luogo.
Ai primi del 900, a scoprire questo anfiteatro naturale, furono gli Inglesi.
Seguirono poi altre famiglie tedesche. Da questo momento Portofino venne
conosciuta all'estero prima che in Italia.
Agli inizi degli anni cinquanta il turismo divenne veramente importante per gli
abitanti di Portofino che si trasformano così in operatori economici, promoters
dell'immagine del borgo e attenti custodi della vocazione preziosa ed appartata
di questa magica perla rara.
La famosa "Piazzetta" che le casette delimitano, declina e finisce nell'acqua
del porto, su di essa, come sui margini di una spiaggia, i marinai tiravano le
barche in secco.
Ancora oggi è possibile vedere donne che lavorano al tombolo per confezionare
pizzi e merletti molto famosi e ricercati.
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