Abbazie, Chiese, Monasteri, Santuari: le residenze ecclesiastiche e monastiche - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini
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Marche abbazie e monasteri

ABBAZIA DI SANTA CROCE DI FONTE AVELLANA

L'imponente complesso monastico si estende sulle pendici nord-orientali del Catria, a circa 700 metri di altezza, nella provincia tra Pesaro e Urbino.

Quella di Santa Croce di Fonte Avellana è la più grande abbazia delle Marche, che già aggregata alla diocesi di Gubbio, oggi fa parte di quella di Fano - Fossombrone - Cagli - Pergola.

La storia di questa grande abbazia si lega alle figure mistiche di San Romualdo e San Pier Damiani, che ne divenne priore.

La nascita dell'intero complesso si fa risalire poco prima del mille, ma già nel XIII secolo numerosi erano i possedimenti di sua pertinenza: terreni, selve, castelli, due eremi, ventidue monasteri, di cui otto annessi ad altrettante abbazie, trentasei celle con rispettive cappelle e cinquanta chiese.

Costruita inizialmente come semplice eremo, l'intera architettura dell'abbazia venne edificata solo nel 1325 per via della bolla di Giovanni XXII, che ne accentuò il carattere cenobitico rispetto a quello eremitico.

E' noto che durante il priorato di San Pier Damiani il complesso di Fonte Avellana comprendeva la chiesa, la sacrestia, la sala capitolare, il refettorio, la cucina con annessa dispensa, i granai, la cantina, le stalle e probabilmente l'infermeria e la foresteria.

Il priore aggiunse un dormitorio e il chiostro e adibì un locale preesistente alla conservazione dei libri e alla loro trascrizione.

Inoltre San Pier Damiani introdusse lo studio nelle celle, comprò arredi sacri preziosi per l'altare e libri rari perché voleva che Fonte Avellana divenisse un grande centro culturale.

Secondo gli studiosi una parte dell’antico chiostro sarebbe inglobata, per alcuni tratti, nella ricostruzione del secolo XII.

La chiesa attuale è frutto anche dell’intervento consistente del XVII secolo , oltre che della ripulitura dai fronzoli barocchi operata negli anni 1939 e 1950. Il presbiterio è molto rialzato, mentre l’abside semicircolare originaria è stata sostituita con un coro allungato.

La cripta si compone di tre campate con coperture a crociera e sottarchi a tutto sesto. E’ generalmente datata al periodo damianeo. Da notare l’assenza, nell’altare centrale della cripta, della reliquia di consacrazione.

Importante e bellissima anche lo Scriptorium, un’aula orientata nord-sud e strutturata per "seguire" il movimento del sole, allo scopo di offrire la massima luminosità in qualsiasi ora del giorno e stagione dell'anno. Il raggio di luce che colpisce il pavimento dalla finestra centrale a sud indica le stagioni dell'anno (mesi), mentre i raggi che entrano dalle alte monofore laterali (6 a est e 7 a ovest), indicano, sempre sul pavimento, l’ora del giorno.

 

URBINO

È una delle maggiori mete del turismo artistico mondiale, per la sua storia e per i tanti monumenti e opere d’arte in essa contenuti.

Ha origini antichissime, ma si ha documentazione solo a partire dal III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense assunse la dignità di municipio romano. La posizione strategica ne favorì il coinvolgimento nelle lotte che caratterizzarono il periodo feudale, quando si trovò schierata dalla parte dei ghibellini e Antonio da Montefeltro, che nell’anno 1155 sedando a Roma una rivolta contro l’imperatore Federico Barbarossa, conquistò sul campo il titolo di conte e la carica di vicario imperiale di Urbino.

Fu l’inizio del legame della città con la dinastia dei Montefeltro durato, pur con momenti difficili e contrastati, fino all’estinzione della stessa.

Fu però soprattutto con Federico II da Montefeltro, prima conte e poi duca, che Urbino raggiunse il massimo del suo splendore artistico, soprattutto dopo la raggiunta supremazia territoriale dei Montefeltro.

Girovagando per Urbino, lungo le sue ripide strade si incontrano tutte le tessere di un mosaico urbano che reca i segni di una lunga storia artistica e culturale: dalla mole neopalladiana della Cattedrale, ricostruita dal Valadier dopo il terremoto del 1784, al magnifico portale in travertino della chiesa di S. Domenico, dalla medievale chiesa di S. Francesco con il bel campanile gotico cuspidato e la grande pala d’altare di Federico Barocci, all’oratorio di S. Giuseppe con il famoso ’Presepe’ del Brandani, da Palazzo Albani (secoli XV-XVIII)  alla vicina chiesa di S.Spirito (sec. XVI), alla casa natale di Raffaello sede dell’omonima Accademia istituita nel 1869. Più in alto troviamo uno dei palazzi simbolo della cittadina, la Fortezza Albornoz dai cui la vista spazia in direzione del Palazzo Ducale con i suoi "Torricini".

 

 

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