Sin dal XII secolo, quello che poi sarebbe divenuto l’intero complesso
dell’abbazia di San Leonardo, era considerato luogo strategico per tutti
coloro che attraversavano il territorio di Manfredonia. All’epoca dei
crociati, che vi si recavano o prima o dopo il viaggio in Terra Santa per
visitare la Grotta di San Michele, a Monte Sant'Angelo, il complesso era
adibito a dormitorio e ospedale per i pellegrini. La struttura è sempre
stata ammirata per la sua ricchezza, con un’architettura di pietra dorata
che assumeva durante il periodo estivo, una spazialità irreale.
L'Abbazia
era considerata una delle più importanti del Meridione per le ricchezze e
la vastità del suo territorio, la sua storia è scritta tutta nel Regesto
di San Leonardo di Siponto, che raccoglie atti di donazioni testamentarie
di privati cittadini i quali donavano all'Abbazia erbaggi, case, terre,
vigne, ecc. situate anche in zone al di fuori del Tavoliere. Fondata tra
gli ultimi anni dell'XI e i primi del XII sec. dai Canonici regolari di S.
Agostino, nel 1261 venne concessa all'Ordine dei Cavalieri Teutonici.
Numerosi archetti, denunciano il motivo dominante del romanico del sec. XI.
In questa cornice venne infatti incastonato il portale ricco e solenne. Ma
l’abbazia non è nota solo perle ricchezze sapientemente lavorate, ma anche
per un curioso fenomeno astronomico e suggestivo che si verifica ogni anno
dalle 12 alle 13 circa del 21 giugno, quando un raggio di sole all'interno
della Chiesa attraversa il piccolo rosone posto in una cupola e va a
cadere sul pavimento al centro di due pilastri che sorreggono la navata
centrale in prossimità del portale laterale. Il fenomeno è quello del
solstizio d'estate, e perché si verificasse ed è stato
concepito con molta precisione, abbinando calcoli astronomici a quelli
architettonici al momento della costruzione dell'Abbazia.
SIPONTO
Il nuovo e l'antico, il passato e il presente, si fondono a
Manfredonia, distesa sulla riva in fondo al golfo che porta lo stesso
nome, ai margini del Tavoliere della Puglia. Il mare, la piana di
Capitanata e il Gargano si integrano fra loro nella lunghissima sequenza
di civiltà e di vicende, che in diecimila anni si sono succedute fino ai
giorni nostri.
Nei dintorni sono ancora visibili i resti delle antiche
civiltà e delle loro abitazioni, come nella splendida cittadina di
Siponto., o "Sipontum" come veniva definita, cioè città delle seppie,
secondo l'etimologia più diffusa, o più probabilmente la città costruita
sugli scogli sforacchiati dai datteri di mare. Fondatore ne fu il mitico
Diomede o, più verosimilmente, quei Dauni primitivi che, portarono qui,
dal mare dell’Illiria la ventata nuova di civiltà e di cultura che arrivò
dopo la guerra di Troia, documentata nelle famose "Stele Daune", più di
duemila pezzi, custodite come unico e inestimabile tesoro che si conserva
nel Museo Archeologico Nazionale, nel Castello svevo-angioino di
Manfredonia. Come tutti i luoghi di passaggio, punti nevralgici di
movimenti di conquista, anche Siponto ha visto e vissuto diverse
occupazioni: Annibale, Odoacre, Teodorico, il vescovo Lorenzo che salvò la
città dall'ira di Totila, e poi Slavoni, Longobardi, Saraceni.
Quando la
malaria e i terremoti resero Siponto una città semidistrutta e deserta, i
pellegrini, diretti a Roma dall'Oriente o in Terrasanta dall'Occidente,
continuarono a giungere e a sostare qui, prima di salire alla Grotta
dell'Angelo. Imperatori, sovrani d'Europa, pontefici, crociati e popolani
deponevano le loro ansie e speranze davanti alla splendida Madonna
bizantina e scendevano nella cripta tra una selva di colonne e un cielo di
ariose voltine a crociera, per cogliere un segno nello sguardo della
"Sipontina", la preziosa statua lignea della Vergine col Bambino, ora
nella Cattedrale di Manfredonia unitamente al sacro tavolo.
Questa
atmosfera così particolare, che ha coinvolto Manfredonia e Siponto,
intessuta di memorie antiche e moderne, circola per le strade e nelle
piazze, dove si incontrano palazzi nobiliari con stemmi gentilizi,
loggiati aperti ed ampie corti interne dalle scale di pietra. Tutto intorno,
fra vicoli e viuzze, si susseguono umili casupole in pietrame o in tufi,
costituite dal solo pianterreno e dal tetto a terrazza, o sopraelevazioni
ad un piano con mugnali, scale esterne e bianchi intonaci di calce.