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Toscana abbazie e
monasteri
Abbazia di Monte Oliveto
La storia dell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore inizia nel 1313 a Siena,
quando Giovanni dei Tolomei, un brillante quarantenne di nobile famiglia decise
insieme ad altri nobili di scegliere come luogo adatto al loro ritiro uno
sperduto possedimento dei Tolomei a 36 km a sud di Siena noto con il nome di
Accona.
Lì nel 1319, per non essere confusi con le varie sette eretiche di
fraticelli, vennero riconosciuti dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati Pietramala,
come congregazione appartenente all'Ordine dei Benedettini che seguivano la
regola comunemente conosciuta come "ora et labora".
Ne 1319, Bernardo ebbe dal vescovo Guido, l'abito bianco tanto agognato e la
Charta Fundationis.
Questo riconoscimento fu successivamente confermato nel 1344 da Papa Clemente
VI.
La struttura dell'Abbazia rispecchia la classica impostazione delle abbazie
benedettine con una grande chiesa, un chiostro grande ed uno o più chiostri
piccoli, un'aula capitolare ed un refettorio.
Nel caso dell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore a questi si aggiunge la
grande biblioteca.
La Chiesa, costruita nei primi del 1400, come molte delle chiese senesi del
periodo è letteralmente una pinacoteca, anzi un museo di arte sacra ove oltre a
splendidi dipinti si possono ammirare statue e grandiose opere ad intarsio come
il leggio del coro di fra Raffaele da Brascia, databile al 1520
Da questa si entra nel Chiostro Grande, completamente affrescato da Luca
Signorelli e da Antonio Bazzi detto il Sodoma. Il tema su cui i due artisti si
dovettero cimentare fu analogo: la storia della vita di San Benedetto, come il
l'autoritratto del Sodoma nella scena di "Come San Benedetto risalda lo
capistero che era rotto", o il ritratto di Luca Signorelli e di due giovanissimi
Leonardo e Botticelli nella scena di "Come San Benedetto riceve li due
giovinetti romani Mauro e Placido".
Un'altra curiosità è l'unico affresco dipinto dal genero del Sodoma
Bartolomeo Neroni detto il Riccio con la scena di "Come San Benedetto invia
Mauro in Francia e Placido in Sicilia"
LUOGHI
L'abbazia di Monte Oliveto Maggiore è sita il località Chiusure nel mezzo al
territorio denominato "le crate senesi". Essa è raggiungibile dalla SS. 2 Cassia
uscendo a Buonconvento e da qui prendendo la provinciale per Chiusure Asciano.
Il territorio del comune di Asciano si trova al centro di quel sistema di
colline argillose, a sud-est di Siena, nell’alta valle del fiume Ombrone,
chiamato Crete Senesi. Le crete senesi sono delle caratteristiche ondulazioni
del terreno di natura calcarea, incise da profonde erosioni e marcate dalla
quasi totale assenza di zone alberate. Cambiano colore (dal viola, all'oro, al
bianco) secondo le stagioni e sono quanto rimane dei fondali di un mare poco
profondo, assente ormai da un milione di anni.
Di origini chiaramente medievali, il territorio di Asciano fu abitato sin dai
tempi più antichi, come testimonia il ritrovamento di una necropoli etrusca.
Della vita in epoca romana resta invece nell'abitato un grande frammento di
pavimento a mosaico. Le prime notizie di Asciano in epoca medievale risalgono
all'inizio dell'VIII secolo e si riferiscono alla contesa tra i vescovi di Siena
e di Arezzo per il possesso di alcune chiese, tra cui appunto la Pieve di
Asciano; nel IX secolo il castello era feudo dei conti Cacciaconti, che proprio
da Assìanum, il centro più importante dei loro possedimenti, presero il nome di
Scialenghi.
Alla fine del XII secolo passò sotto il dominio di Siena, che ne
fece sede di vicariato. Particolarmente interessante da vedere è la Badia di
Rofeno e il Romitorio, una casa colonica in mezzo al bosco che conserva
tratti di mura ed il porticato di un vecchio convento. Nel territorio si trovano
anche i bei castelli di Gallico e Leolina e la Torre di Sant'Alberto. Da non
perdere il circuito delle ville e dei palazzi del Cinque e Seicento, che
comprende Palazzo Venturi, Medane e la Buoninsegna. Ad Asciano
riveste un ruolo di particolare interesse turistico il Museo Etrusco, in cui
vengono conservati i reperti rinvenuti nella necropoli etrusca di Poggio Pinci.
Il Museo, inaugurato nel 1959, è stato riaperto nel 1983.
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