Abbazie, Chiese, Monasteri, Santuari: le residenze ecclesiastiche e monastiche - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini
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Umbria abbazie e monasteri

Abbazia San Giustino d'Arna

A circa 16 chilometri da Perugia, ai piedi delle colline boscose, seguendo la provinciale che porta verso Gubbio si trova l'Abbazia di San Giustino d’Arna, chiamata così proprio perché a fianco vi scorre l’omonimo torrente che domina tutta la valle.

La Domus di San Giustino alla fine del 1200, fu sottratta con violenza all’ordine militare del tempio, dai Gerosolimitani che vi si insediarono nell’aprile del 1316. All’epoca tra i templari di San Giustino ed il Monastero in questione intercorrevano rapporti non proprio idillici, e ciò fa pensare, che come era già accaduto per altri monasteri d’Italia i monaci, costretti ad abbandonare il Monastero, durante il trasferimento nelle parrocchie, abbiano portato con loro parte dei documenti originali. Documenti che finirono presto nella biblioteca privata, prima degli abati Commendatari, e poi della nobile famiglia Cesi, già in possesso di altri beni ecclesiastici.

Nell’opera "L’ordine dei Templari a Perugina", dello studioso Tommasi, si legge riguardo alla domus costruita presso l’ex monastero benedettino di S. Giustino d’Arna, che il 9 dicembre 1237 Gregorio IX diede il mandato di costituire proprio in quei luoghi, il templare di frate Aimerico procuratore di S. Giustino, ed ancora, che alle due domus iniziali del monastero di S. Giustino e la chiesa di S. Gerolamo si aggiunse in seguito la chiesa di S. Bevignate (costruita tra il 1256 ed il 1260).

Ma nella storia dell’Abbazia, bisogna annoverare anche l’ingarbugliata vicenda dell’abate valpontense Paolo, che ricevette dal commendatario, l’incarico di rivendicare i diritti sull’Abbazia di S. Giustino. Egli, come vicario generale, riuscì a redimere le questioni fra i monaci del monastero, i cavalieri Gerosolimitani ed il vescovo di Perugia, che aveva usurpato la giurisdizione sulle chiese unite dell’Abbazia di S. Maria di Valdiponte, su quella di S. Giustino e di S. Stefano in Arcellis a Valfabbrica, facendo tornare la chiesa di S. Giustino, ex monastero benedettino, sotto la tutela della vecchia matrice.

Dell’ antico complesso del monastero, oggi resta soltanto la suggestiva chiesa romanica, di pietra squadrata, ristrutturata nel 1933. Si presenta come era all’origine, con un portale ad arco acuto, rotondo, unica navata nella parte anteriore, con tetto a capriate e presbiterio rialzato a cui si accede per due rampe di scale parallele, terminanti in un abside su cui si apre una finestrella.

Sull’altare di pietra serena sagomato ad anse rientranti, dentro un’urna è conservata una reliquia del santo, raffigurato nel muro accanto in un bellissimo affresco di scuola umbra, con una veste bianca come i camaldolesi, e con la macina al collo con cui fu affogato nel Tevere. Controversa, tuttavia, rimane ancora l’identità del santo: c’è chi lo crede un presbitero martirizzato sotto l’imperatore Decio, a.249-250, quando i Cristiani nonostante gli abusi e le minacce rimasero fedeli a Cristo, e c’è chi lo pensa un monaco benedettino, da non confondersi con San Giustino martire venerato nel paese omonimo, presso Città di Castello,che abbandonò gli studi filosofici e si convertì al Cristianesimo all’epoca degli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio – 138-180.

tra le scale della chiesa che conducono al presbiterio, al centro si trova anche l’entrata alla cripta che è costituita da un vasto e basso ambiente illuminato da una piccola finestra, dove due tozze colonne con capitelli finemente scolpiti con fogliami e simboli, croci ed altri reggono i larghi archi delimitanti sei campatelle coperte a crociera. Tre absidi di poco profonde concludono l’ambiente.

l’esterno absidale della chiesa è a due ordini di archetti, con esili colonnine scanalate e in cima il piccolo campanile a ventaglia.

L’abbazia di San Giustino, contemporanea a quella di Montelabate,con la quale era in lite per il possesso del colle di Farneto, toccò il suo splendore nel XII secolo.

 

GUBBIO

Edificata sui contrafforti del Monte Ingino, e attraversata dal torrente Carmignano la città di Gubbio fu fondata dagli Umbri e venne considerata da subito un centro importante per il commercio, dato che era a cavallo tra i crocevia da e per il Tirreno e l’adriatico. Ikuvium o Iguvium (Gubbio) ebbe con la vicina civiltà etrusca, rapporti contrastanti così come testimoniano le importanti Tavole Eugubine, scoperte nel 1444 e acquistate dal Comune del 1456. Le sette tavole in bronzo, costituiscono un'importante chiave di lettura della civiltà, della lingua umbra e dell'assetto di questa città-stato, quale era Gubbio, tra il III ed il I sec. a.C..

Fiorente città sotto il dominio romano, Gubbio cominciò il suo declino parallelamente allo sfacelo dell'Impero, e invasa dagli Eruli fu nel 552 distrutta dai Goti di Totila, per essere immediatamente ricostruita con due potenti torri difensive sulle pendici del monte Ingino, dai Bizantini di Narsete, generale di Giustiniano. Ceduta alla Chiesa, con le donazioni di Pipino il Breve e Carlo Magno, la città pur assoggettata ai vescovi, si costituì in libero Comune di fazione ghibellina nell'XI sec., iniziando una politica espansionistica che in breve la portò ad avere più di cento castelli sotto il suo dominio.

Ad oggi è uno dei centri più importanti dell’Umbria ed annoverata tra i luoghi culturali di maggior splendore per il turismo internazionale.

 

 

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