SAKÈ
Il sakè è una tipica bevanda giapponese che viene prodotto dalla
lavorazione del riso.
Proprio per la particolarità del prodottto si tratta di un composto
che è difficilmente paragonabile a qualsiasi altra bevanda prodotta
in Occidente.
Non è, come molti dicono “vino di riso”, né tantomeno grappa o birra
prodotta con questo cereale.
Si tratta di una bevanda prodotta da secoli, nota inizialmente solo
ai nobili e ai sacerdoti dell’impero del Sol Levante, e
successivamente accolta, con molto successo, da tutta la
popolazione.
Il sakè è incolore, molto ricco di alcool (si possono raggiungere
picchi del 20% della soluzione), pastorizzato e con numerose
sostanze nutritive come amminoacidi e zuccheri.
Parliamo ora dell’ingrediente fondamentale della bevanda: il riso.
Si tratta di un riso differente da quello utilizzato per cucinare,
più grande di dimensioni e più ricco di amidi a discapito di
proteine e grassi.
Esistono diverse tipologie di cereale da sakè, tutti noti in
Giappone come Sakamai.
La prima trasformazione di una parte del riso è nota come Kuoji. Il
cereale viene preparato al vapore insieme al fungo Aspergillus Oryze.
Questi due elementi insieme permettono la fermentazione alcolica del
prodotto, in quanto il fungo trasforma gli amidi presenti nel riso
in zuccheri.
Possiamo dire che questo procedimento è molto simile a quello che
subisce il malto per fermentare per formare la birra.
Altro ingrediente fondamentale è il lievito, necessario per far
fermentare il sakè.
Funghi e lievito non servono solamente per dare il grado alcolico
alla bevanda, ma sono utili anche a dare profumi e sapori
particolari a tutto il composto.
La preparazione del sakè prosegue con il composto di base mischiato
poi con il Kuojiin maniera da portare questa bevanda all’alta
gradazione alcolica che la caratterizza.
Evitiamo di specificare i vari passaggi che ci portano alla
creazione finale del sakè, in quanto si tratta di un lavoro
complicato, limitandoci a dire che tutto il procedimento viene
chiamato "fermentazione multipla parallela", con diversi cambiamenti
di posizionamento e di preparazione del riso.
L’invecchiamento di questa bevenda avviene poi per un periodo di
tempo che può durare da alcuni mesi ad anni. (I sakè maggiormente
invecchiati possono arrivare ad avere 20 anni). Il processo di
invecchiamento serve per far maturare il sapore e l’aroma.
Il sakè messo in commercio, in ogni caso non è lo stesso che viene
fatto invecchiare. Infatti, per dare una gradazione alcolica più
consona ad una bevanda da pasto (sul 16% circa), al composto viene
aggiunta una soluzione acquosa chiamata in giapponese Kasoui.
Il sakè originale, anche se è una bevanda certamente famosa, sono
ancora in pochi coloro che l’hanno potuta davvero assaggiare.
Questa bevanda, grazie alla sua composizione, riesce a ridurre
l’effetto del sale sulle cibarie, permettendo di gustare al meglio
il sapore originario di ciò che si va a mangiare.
È una bevanda che può essere bevuta in qualsiasi situazione. La si
può trovare fredda, scaldata, da bere nel pasto o come aperitivo,
insomma una gradevole variante utilizzabile in ogni occasione.
Facciamo una precisazione. Se andate in Giappone, non dovete
chiedere “semplicemente” del sakè, in quanto questo termine, nel
Paese nipponico, semplicemente una bevanda alcolica. A secondo della
zona dell’Impero del Sol Levante in cui vi trovate, cambia il nome
di questo liquore di riso.
|
|
Pubblicità e link sponsorizzati
Pubblicità e link sponsorizzati |
|