LIQUORI - Correre nel verde - direttore responsabile Giorgio Gandini


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SAKÈ

Il sakè è una tipica bevanda giapponese che viene prodotto dalla lavorazione del riso.

Proprio per la particolarità del prodottto si tratta di un composto che è difficilmente paragonabile a qualsiasi altra bevanda prodotta in Occidente.

Non è, come molti dicono “vino di riso”, né tantomeno grappa o birra prodotta con questo cereale.

Si tratta di una bevanda prodotta da secoli, nota inizialmente solo ai nobili e ai sacerdoti dell’impero del Sol Levante, e successivamente accolta, con molto successo, da tutta la popolazione.

Il sakè è incolore, molto ricco di alcool (si possono raggiungere picchi del 20% della soluzione), pastorizzato e con numerose sostanze nutritive come amminoacidi e zuccheri.

Parliamo ora dell’ingrediente fondamentale della bevanda: il riso. Si tratta di un riso differente da quello utilizzato per cucinare, più grande di dimensioni e più ricco di amidi a discapito di proteine e grassi.

Esistono diverse tipologie di cereale da sakè, tutti noti in Giappone come Sakamai.

La prima trasformazione di una parte del riso è nota come Kuoji. Il cereale viene preparato al vapore insieme al fungo Aspergillus Oryze. Questi due elementi insieme permettono la fermentazione alcolica del prodotto, in quanto il fungo trasforma gli amidi presenti nel riso in zuccheri.

Possiamo dire che questo procedimento è molto simile a quello che subisce il malto per fermentare per formare la birra.

Altro ingrediente fondamentale è il lievito, necessario per far fermentare il sakè.

Funghi e lievito non servono solamente per dare il grado alcolico alla bevanda, ma sono utili anche a dare profumi e sapori particolari a tutto il composto.

La preparazione del sakè prosegue con il composto di base mischiato poi con il Kuojiin maniera da portare questa bevanda all’alta gradazione alcolica che la caratterizza.

Evitiamo di specificare i vari passaggi che ci portano alla creazione finale del sakè, in quanto si tratta di un lavoro complicato, limitandoci a dire che tutto il procedimento viene chiamato "fermentazione multipla parallela", con diversi cambiamenti di posizionamento e di preparazione del riso.

L’invecchiamento di questa bevenda avviene poi per un periodo di tempo che può durare da alcuni mesi ad anni. (I sakè maggiormente invecchiati possono arrivare ad avere 20 anni). Il processo di invecchiamento serve per far maturare il sapore e l’aroma.

Il sakè messo in commercio, in ogni caso non è lo stesso che viene fatto invecchiare. Infatti, per dare una gradazione alcolica più consona ad una bevanda da pasto (sul 16% circa), al composto viene aggiunta una soluzione acquosa chiamata in giapponese Kasoui. Il sakè originale, anche se è una bevanda certamente famosa, sono ancora in pochi coloro che l’hanno potuta davvero assaggiare.

Questa bevanda, grazie alla sua composizione, riesce a ridurre l’effetto del sale sulle cibarie, permettendo di gustare al meglio il sapore originario di ciò che si va a mangiare.

È una bevanda che può essere bevuta in qualsiasi situazione. La si può trovare fredda, scaldata, da bere nel pasto o come aperitivo, insomma una gradevole variante utilizzabile in ogni occasione.

Facciamo una precisazione. Se andate in Giappone, non dovete chiedere “semplicemente” del sakè, in quanto questo termine, nel Paese nipponico, semplicemente una bevanda alcolica. A secondo della zona dell’Impero del Sol Levante in cui vi trovate, cambia il nome di questo liquore di riso.


 

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