Cucina e dintorni: alimenti, ricette, articoli e informazioni sull'enogastronomia - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini

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ENOGASTRONOMIA

Se gastronomia significa buona cucina ciò che appassiona di più i cultori del vino e della gastronomia è il cercare un’intesa tra il vino e il cibo; un’intesa a volte sottile a volte marcata legata molto spesso alle abitudini campanilistiche della regione in cui siamo nati; e così i piemontesi apprezzeranno di più un vino corposo che si sposa bene con le carni rosse, gli emiliani gradiranno un vino frizzantino che agevola di più la digestione, i siciliani un vino profumato e ricco di sole; le diversificazioni sono tante proprio perché la nostra Italia presenta varie qualità di vini mettendo in imbarazzo gli stessi degustatori che pur se gli assaggi fanno parte del loro lavoro, si specializzano in una sfera limitata: Si trovano, infatti, degustatori di vini piemontesi, toscani,…

Se poi, al profumo e al gusto di un vino si associa una pietanza la soddisfazione che se ne ricava non può che essere di letizia e di estasi.

A questo punto è d’obbligo una diversificazione: vini bianchi o vini rossi? E perché non quelli rosati?

Parlando dei vini bianchi la prima cosa che salta all’occhio è il colore che non serve però ad individuare le caratteristiche più importanti che sono il sapore (vino dolce, abboccato, secco, corposo) e il bouquet (fruttato, profumato di fiori); vini questi che vanno consumati giovani, non oltre il terzo anno di vita, pena l’imbrunimento e la perdita di quelle caratteristiche che formano il loro pregio.

In linea di massima il principio vale anche per i vini rosati che glorificano tutto il loro sapore se bevuti freschi e giovanissimi.

Anche fra i rossi ci sono vini che devono essere bevuti giovani ed altri che, invece, migliorano con l’invecchiamento senza dimenticare che l’abitudine di seppellire le bottiglie di vino in cantina, dimenticarle per quindici o venti anni e stapparle cariche di polvere o di ragnatele, nelle grandi occasioni, è soltanto un’ingenuità poiché il vino per un certo periodo resiste e migliora ma, poi, scolorisce, perde un poco alla volta le sue caratteristiche migliori e diventa decrepito con un sapore amarognolo e marsalato; occorre, inoltre, tenere a mente che quando si parla di invecchiamento questo va inteso riferendosi al periodo in cui il vino riposa in botti e non certo nelle bottiglie.

Ben pochi vini italiani arrivano al loro periodo ottimale dopo otto/dieci anni dalla vendemmia; sono i vini più nobili come il Barolo, il Grignolino, il Corvo di Salaparuta rosso o bianco, il Brunello di Montalcino, il Raboso,… che vanno serviti con le carni rosse, la cacciagione, i piatti dai sapori decisi che sopportano un accostamento con caratteristiche altrettanto decise.

Come indirizzo generale si può affermare che ci sono vini che vedono il loro perfetto accostamento solo con dati cibi, altri, invece si adattano perfettamente a tutto il pasto come ad esempio tra i bianchi il Soave, il Riesling, il Tocai, l’Orvieto,…e fra i rossi il Barbera, il Bardolino, il Merlot, il Chianti,...

Una regola importante da puntualizzare: i vini rossi vanno serviti a temperatura ambiente stappando la bottiglia almeno due o tre ore prima del pranzo affinché il vino possa ossigenarsi ed essere in grado di offrire il meglio del suo profumo e del suo sapore al momento giusto; i vini bianchi vanno serviti freschi (freddi solo gli spumanti).

Una percezione istintiva che forse sulla quale non si è mai riflettuto, ma corrisponde a verità, è che con la stagione calda si gradiscono di più i vini leggeri, freschi, giovani, non impegnativi, spumeggianti, preferibilmente bianchi, poco alcolici, dissetanti; con l’autunno e la stagione fredda cambiano le nostre predisposizioni enologiche, ritorna l’appetito, in cucina si sta più volentieri a preparare piatti succulenti, servono quindi vini più severi da bere con molto rispetto, in brevi sorseggi e intensa meditazione.

Come scegliere il bicchiere giusto per gustare alla meglio il vino? Anche se un bicchiere sbagliato non compromette la bontà di un eccellente vino, ma ci rovina il piacere di berlo, un bicchiere a calice, con un gambo abbastanza lungo per portare a proprio agio il bicchiere in alto o in basso, con le pareti alte per scuotere il vino in senso rotatorio, il fondo tondo e globoso sono particolari da considerare per aumentare il piacere del palato e, PROSIT!

 

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