VIAGGI E TURISMO: Vacanze e benessere - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini



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Correre nel verde

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CAVA DEI TIRRENI

L'appellativo "de' Tirreni" dato alla città di Cava si deve all'identificazione, del territorio di Cava con l'etrusca Marcina citata da Strabone.

Intorno al 1513, cioè quando l’episcopato divenne autonomo, diversi furono gli avvenimenti che coinvolsero la città, diventata florida per i traffici commerciali e per l'industriosità dei suoi abitanti, che eccellevano nella tessitura e nell'arte muraria. Gli architetti e gli ingegneri cavesi lavorarono alle principali opere pubbliche e private nel Meridione d'Italia ed oltre. Gradualmente, il centro amministrativo della città si spostò dal Corpo di Cava, villaggio fortificato nelle immediate vicinanze della Badia, al Borgo Scacciaventi, detto anche lo commercio.

Le famiglie più facoltose cominciarono allora ad edificare al Borgo i loro palazzi, il commerciante e l'artigiano cominciarono a trovare opportuno costruire un'abitazione sulla bottega, che si arricchiva del portico avanti, a protezione delle merci; nasceva quindi Il borgo porticato, una peculiarità della città di Cava.

Nella lotta tra Angioini e Aragonesi, Cava prese decisamente posizione a favore di questi ultimi, tanto da meritare il titolo di fedelissima, l'onore di aggiungere al suo stemma la barra verticale giallorossa dello stemma reale, oltre ad una serie di esenzioni e privilegi, che agevolarono notevolmente i suoi traffici commerciali. Dopo un periodo di carestia e di disordini che seguirono la famosa la pestilenza del 1656, nell’Ottocento una profonda crisi della produzione tessile messa in ginocchio dall’introduzione delle macchine nella fabbriche impiantate a Salerno, aggravò la situazione della città già tristemente provata. A risollevare la popolazione dalla miseria in cui era caduta fu la coltivazione e la lavorazione del tabacco. Nel Novecento cava divenne famosa specialmente come luogo e meta di villeggiatura.

Nel 1943 Cava conobbe l'orrore dei bombardamenti, durante i quali circa seimila civili trovarono rifugio nell'Abbazia benedettina e si temette per la vita dell'Abate e del Vescovo di Cava, tratti in arresto dai tedeschi.

Nell'ansia della ricostruzione e per far fronte alle nuove esigenze abitative, alcune delle caratteristiche del paesaggio cavese sono andate perdute. Oggi si sta cercando di ritrovare un equilibrio tra urbanizzazione e ambiente naturale, per tutelare quanto le bellezze paesaggistiche e riscoprire la vocazione turistica di Cava.

 
   

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Materiale d'archivio