Correre nel verde VIAGGI E TURISMO: Vacanze e benessere - Correre nel verde direttore responsabile Giorgio Gandini


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LARGO AI “MAESTRI DEL CARNEVALE”!

 

Viareggio carnevalePeriodo di coriandoli e stelle filanti: siamo in pieno periodo di Carnevale! L’etimologia della parola risale molto probabilmente al medievale latino “carnem laxare” (non mangiare carne, con riferimento al periodo quaresimale, che prevede digiuno, astinenza e penitenza), da cui deriva direttamente il termine dell’antico dialetto toscano “carnasciale”, diffusosi conservando la radice pressoché intatta nelle principali lingue europee: esso identifica comunque il periodo festaiolo e spensierato tra la Befana e la Quaresima. La nascita del carnevale? Non si è mai saputa con certezza: un documento risalente all’epoca di san Girolamo (342-420) accenna già ad allegorie e canti e comunque al periodo liberatorio in preparazione all’astinenza.
Attraversando rapidamente i secoli, ci soffermiamo sul luogo dove, per tradizione antica, “i frizzi e i lazzi” si fondono perfettamente con la vera e propria capacità artistica: è Viareggio, città natale di uno dei carnevali più famosi a livello nazionale ed internazionale. Da ormai oltre 130 anni il capoluogo della Versilia riserva ai propri ospiti, amanti o semplici turisti curiosi, delle sorprese che le immagini ed i servizi televisivi non riescono a rendere nemmeno in minima parte: camminando per i “viali a mare” che costeggiano la leggendaria spiaggia versiliese, ci imbattiamo in vere e proprie costruzioni di cartapesta che, durante i cinque appuntamenti per i “Corsi Mascherati” (4 domeniche ed il Martedì Grasso) creano un’atmosfera magica e spensierata, grazie alle musiche, ai movimenti, ai colori che animano i carri allegorici di prima e seconda categoria (le costruzioni sono infatti suddivise e classificate in base alla grandezza e alla ricchezza di rifiniture e particolari).
Nonostante il carnevale toscano oggi non riservi in realtà particolari suggestioni e non goda di una grossa fama a livello nazionale, nessuno resta impassibile di fronte alle di maschere che impersonano figure più o meno popolari, accompagnate da ironia ed umorismo: eccoci quindi a focalizzare la storia di Viareggio e le origini di tale tradizione, che affondano comunque le radici nel 1800, quando la Toscana seppe sfruttare un periodo di benessere e di sviluppo economico e culturale per dar vita, una sera del 1873, nelle stanze del Regio Casino, grazie ad un gruppo di giovani, al “Carnevale di Viareggio”, con l’istituzione della “Società del Carnevale”: la richiesta per la prima manifestazione è datata 17 Febbraio 1874. Solo dopo il 1905 il percorso delle sfilate si sposta sul viale a mare, più largo, dritto e spazioso per le esigenze della manifestazione.
E’ da circa 100 anni quindi che Burlamacco e Ondina si incontrano in Passeggiata (questo è il nome del tratto che costeggia la spiaggia) a Carnevale per vivere insieme ad un bagno di folla (in prima fila i viareggini, che si autodefiniscono “nati coi coriandoli al posto del sangue”), tutta rigorosamente in maschera (da 0 a 100 anni), le follie della spensieratezza e dell’allegria sul ritmo di canzoni tradizionali e popolari: sono proprio loro infatti i personaggi simbolici della manifestazione, nati nel 1930 dalla matita di Umberto Bonetti, che mettendo insieme elementi di Arlecchino, Balanzone, Rugantino e Capitan Spaventa, creò il primo Burlamacco e la prima Ondina (quest’ultima, bagnante in perfetto stile anni ’30 con tanto di castigatissimo costume, modificato poi solo nel 1980 per ridurlo ad un bikini più adatto ai tempi moderni), custodi di una tradizione che si mantiene viva ancor oggi, allargando la sua sfera di notorietà in maniera sempre crescente (si consideri che dal 1988 il Burlamacco - che deve il suo nome ad una parodia del pittore Buffalmacco - è entrato a far parte del Museo delle Arti e Tradizioni popolari di Roma come Maschera Ufficiale del Carnevale).
L’evento invernale non si esaurisce nelle sfilate e nei giochi pirotecnici, ma è accompagnato in campo artistico dalla Canzonetta (manifestazione in cui si esibiscono in performances di cabaret in vernacolo i più promettenti e tradizionali comici della Toscana) ed in campo sportivo dal Torneo Calcistico Coppa Carnevale, oltre a varie iniziative rionali e concorsi di Bellezza per l’elezione di Miss Carnevale.
Carnevale Viareggio
Un universo di colori e di tradizioni coordinato dal Comitato Carnevale (nato nel 1920), con sede proprio in Piazza Mazzini, cuore delle manifestazioni e della stessa Viareggio: ma la fama e la simpatia che caratterizzano maggiormente questo evento sono dovute soprattutto allo spirito viareggino canzonatorio e un po’ anarchico e alla carica di ironia e allegoria che emanano i soggetti dei carri , che da anni, in base alla quotidianità e ai tempi, prendono forma grazie alle opere di esperti di un’arte particolare ed antica: quella degli artigiani della cartapesta.
Abbiamo incontrato, intento nei ritocchi finali della sua ultima “creatura”, Emilio Cinquini, uno dei più famosi “maestri della cartapesta”.
“Fin dall’età di 4 anni- confida Emilio- adoravo fare scarabocchi: mio nonno ha sempre conservato un mio “cavallo imbizzarrito”! A 10 anni ho cominciato, con un piccolo cavalletto, a dipingere ad olio. La vena creativa credo fosse nel DNA della mia famiglia: uno dei miei zii fu chiamato a collaborare con la Mondadori negli anni ’40 come disegnatore di Topolino, mentre mio padre è stato costruttore di carri per il Carnevale. Nonostante questo, da bimbo volevo fare l’architetto: ho studiato infatti da geometra, anche spinto dai miei, ma poi ho concretizzato qualche piccolo sogno e a 17 anni ho fatto un corso per la lavorazione della cartapesta. Tutto è nato da lì, poi solo tanta fiducia e buona volontà.” Da “curiosi” chiediamo ad Emilio in che consiste concretamente l’attività di un carrista: “Dedichiamo circa sei mesi di lavoro alla preparazione del carro del Carnevale di Viareggio : è il maggior cliente. Poi non mancano richieste per maschere singole o scenografie in cartapesta per teatro e televisione.” Insomma, chi più ne ha, più ne metta!
“Quello del carrista-continua Emilio –è un lavoro molto particolare, che ci permette di liberare la nostra vena artistica e creativa, ma che non è ancora riconosciuto tra le canoniche “arti e mestieri”: infatti non esiste un albo professionale vero e proprio, cominciano solo ora i primi corsi ufficiali per i cosiddetti maghi della cartapesta, mentre al momento in termini burocratici siamo considerati artigiani senza ulteriori specifiche.” Ed invece, entrando nell’atelier dove riposa “Il Signore degli Anelli” (alias Berlusconi), protagonista principale del suo carro di quest’anno, si notano le tante peculiarità che caratterizzano questa attività poco diffusa, ma di enorme valore.”Qual’è –domanda retoricamente Emilio- la soddisfazione più bella, in ambito lavorativo, se non quella di far esplodere il sorriso ed il buonumore della persona comune che si imbatte nel tuo operato?”.
Cinquini ha da poco, come tutti i carristi di Viareggio, a disposizione un grande hangar in muratura all’interno della “Cittadella del Carnevale” (spazio creato appositamente per dare un luogo ed una base alla forse più grande tradizione locale), ed è qui che nascono, crescono e si sviluppano le sue idee. ”Si parte dalla realizzazione del bozzetto del carro, che è uno schizzo dimostrativo su carta, poi c’è la sua presentazione al Comitato Carnevale e, dopo la sua eventuale accettazione, parte (a fronte di finanziamenti -differenziati per le due categorie- distribuiti dall’Organizzazione stessa) la costruzione vera e propria: prima il calco in gesso, poi le intelaiature in ferro, che vengono ricoperte da strati di fogli di giornale incollati e successivamente essiccati in un apposito locale -denominato appunto essiccatoio-, alla fine si dipinge il tutto ed il gioco è fatto!” E sembra incredibile collegare l’enorme mascherone di un Berlusconi che sembra vivo, montato su una struttura complessiva alta poco più di 18 metri per un peso complessivo di circa 25-30 quintali (il carro è ovviamente animato da una squadra di persone mascherate e scatenate che saltellano a ritmo delle più disparate melodie sulla sua costruzione trainata da un trattore),ai pezzi che testimoniano il percorso della sua costruzione. “Il lavoro di mesi –mio e dei miei collaboratori- viene ripagato interamente dal bagno di folla di queste 4 settimane, al termine delle quali la Giuria della Fondazione Carnevale stila la classifica dei carri vincitori: l’entusiasmo è l’ingrediente di base, per il resto speriamo bene!”. E noi non possiamo far altro se non augurargli con tutto il cuore un enorme IN BOCCA LA LUPO!, imbevuti di uno spirito fiabesco da “commedia dell’arte”.

Alessandra Giordani

 

 

 

 

 

 
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