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VINI ITALIANI

 
La Lombardia è il tipico esempio di cosa voglia dire l'abbandono
dell'agricoltura e nello specifico della vitivinicoltura.
Infatti questa terra già in epoca preromana ha
caratteristiche, causate dall'incontro delle più importanti genti
dell'epoca: Etruschi, Liguri, Veneti, Galli, di grande rilevanza
sociale e tecnica che si riversarono anche sull'agricoltura. Quando
i romani si sovrapposero nel territorio, una fiorente economia,
beninteso che parliamo anche di quella agricola, cominciò a marciare
e si mantenne per secoli.
All'arrivo delle invasioni barbariche e al
perdurare di queste ci fu una caduta dell'economia fortissima, in
altri luoghi della penisola, la Chiesa, i Bizantini, la stanzialità
dei popoli invasori, mitigarono gli effetti delle invasioni ma la
Lombardia ha avuto tempi bui più lunghi. La conseguenza di tante
devastazioni è che le vigne e la loro cura rimanevano a livelli
primitivi (le eccezioni, soprattutto monacensi, ovviamente ci sono
state) si può arbitrariamente stabilire una costante risalita solo
dai liberi comuni. Mille anni di risalita dunque darebbero gli
eccellenti risultati che oggi vediamo? Forse ma il sospetto che
Filossera, Peronospora e Oidio che distrussero i vigneti negli anni
a cavallo del 1900 e che hanno comunque di nuovo frenato la crescita
vitivinicola della regione, siano stati dei malefici distruttori di
esperienze ormai dimenticate rimane.
Spalliera, Guyot, Sylvoz, Spalliera convivono,
grazie alle differenze pedoclimatiche, in Lombardia, Nebbiolo in
Valtellina, Barbera e Pinot nero che primeggiano in una pletora di
vini nell'Oltrepò Pavese, il Moscato rosso nel Bergamasco,
Chardonnay e Pinot bianco in Franciacorta. I vini della riviera del
Garda con tante DOC riconosciute e la chicca della DOC San Colombano
che riportiamo proprio a simbolo di quelle eccezioni di memoria
storica rimaste in un panorama che nonostante le avversità storiche
è saldamente in primo piano in campo nazionale.

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